mercoledì 27 giugno 2012

U mìzze prèvete - La genesi parte V

Siamo così giunti al quinto capitolo del racconto sulla nascita dell'opera. A breve vi daremo la data della prima del film! Come sempre, buona lettura!

 
IL TEATRO

Avevo poco più di quattordici anni quando ebbi la fortuna, l’onore e il sommo privilegio di conoscere Giuseppe Brigida, in arte Giuppi, in gioventù attore professionista affermato, che aveva aperto una scuola di teatro, presso il circolo dedicato a Michele Bellucci, in via San Francesco.
Va subito detto che Giuppi ha formato generazioni di artisti, è stato un vero maestro, e tra le sue tantissime qualità va annoverata una grande generosità, che lo portò a creare la scuola senza mai riceverne null’altro in cambio se non la gratitudine di tantissimi allievi (neanche tutti) e dei loro genitori.
Ricordo bene la mia timidezza, e posso affermare che mai avrei pensato di affrontare la ribalta, senza l’incoraggiamento di Giuppi. Preparammo, all’epoca, una commedia, “Mezz’ora di vita”, di Age, ed io interpretavo la parte del dottore che sentenzia la gravità della malattia del nonnino, al quale i nipoti poi si rivolgeranno per avere una parte dell’eredità.
Per il debutto, la recita fu portata al Cinema Teatro ‘Pesante’, al cospetto degli studenti delle scuole medie, di mattina. Ma agli studenti lo spettacolo non interessava, loro erano lì solo perché, così, saltavano una lezione, e scatenarono l’inferno.
Giuppi, dietro le quinte, mi chiamò, mi diede una pacca sulla spalla e disse: “Vai, solo tu li puoi sovrastare, conquista la loro attenzione con la tua voce baritonale”.
Io presi fiato e mi lanciai in scena, e avrei davvero spaccato i timpani, se non mi avesse preceduto il nostro scenografo, che si fiondò letteralmente in scena, e minacciò tutti di farli rientrare in classe. Così loro si calmarono, e noi potemmo continuare in maniera più o meno regolare.
Dopo quella esperienza non ho più recitato in teatro, però gli insegnamenti di Giuppi mi sono rimasti. Tantissime volte ho dovuto affrontare il pubblico, anche migliaia di persone, e ogni volta, prima di cominciare, sentivo il maestro che mi spronava a conquistare l’attenzione del pubblico. Quando ho scritto la commedia, ho impiegato un paio di nottate per trasferire tutti gli appunti, che avevo raccolto in un vecchio quaderno protocollo, in dialoghi teatrali. Poi ho aspettato più di due anni per pubblicare l’opera. Un tempo che ho utilizzato per caratterizzare i personaggi, secondo le linee che mi aveva dettato Brigida in quei pochi mesi.
Ho cambiato molti dialoghi, laddove il ritmo non scorreva, e costretto molte persone, alcune delle quali non ho ringraziato abbastanza, a subire l’angheria di recitare la commedia insieme a me, per verificare che tutto filasse in maniera accettabile, in nome di un rigore e di una serietà che erano principii imprescindibili, secondo l’insegnamento di Giuppi Brigida.
Ma Giuppi raccomandava anche un’altra regola: che tutto venisse fatto con passione e divertimento, perché solo in questo modo si può riuscire.
E da questo punto di vista, non mi sono fatto mancare nulla, nel senso che ho fatto tutto con sentimento, ma mi sono anche divertito parecchio.

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