LA STORIA
L’idea del mezzo prete prese forma in un periodo e in una
situazione molto determinata.
Era la metà degli anni novanta, e mia moglie era ricoverata
a San Marco in Lamis, dove ha trascorso un bel pezzo della sua gravidanza.
Io lavoravo a Foggia e San Severo, e a San Marco ci andavo
due volte al giorno per visitare mia moglie.
Nel mio viaggio facevo un bel pezzo della Via Sacra
Longobardorum, costellata di santuari e luoghi sacri. Peraltro, le visite
avvenivano fuori orario, e perciò ero costretto a rimanere fuori stanza per
molto tempo, in una saletta dove c’erano una statua della Madonna, un San
Michele scolpito in pietra e tanti ex voto.
Spesse volte, arrivando nei pressi delle Matine di San
Giovanni, ho pensato che lì una locanda per i pellegrini, che anticamente
andavano su e giù per quella via, avrebbe fatto affari; ma in realtà era la mia
fame che lo pensava ed io il povero pellegrino.
E tutti questi pensieri, e la Madonna, e il San Michele, e
la locanda, e le donne incinta, e i santuari, tutto ad un tratto, si sono messi
insieme ascoltando alla radio, in macchina, un commentatore che, riferendosi ad
un discorso del Papa, invitava a non essere superstiziosi, perché la
superstizione uccide la fede. Era lo spunto definitivo, il fil rouge per unire tutta la trama della commedia: l’eterna lotta
tra fede e superstizione, che sovrasta la lotta tra razionale ed irrazionale.
Ho conosciuto tante persone che si professano atei razionali
e fanno gli scongiuri ogni volta che devono affrontare una novità, ed i loro
precisi canoni scaramantici fanno nascere il dubbio che davvero siano posseduti
da qualche demone.
La vera anima di tutta la storia sta in questa lotta, che è
anche proverbiale lotta dell’ignoranza, rappresentata dalla superstizione,
contro la conoscenza e la verità, per gli uomini di fede rappresentati dal Dio
Padre Onnipotente.
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