venerdì 29 giugno 2012

U mìzze prèvete - La genesi parte VI

Siamo giunti al sesto appuntamento! Pensavamo che l'opera non fosse mai stata rappresentata, e invece ...

 
LA PRIMA RAPPRESENTAZIONE

Moltissime persone hanno letto la commedia “U mìzze prèvete”. Ne sono state distribuite qualche migliaio di copie in cartaceo, e su internet il file è stato scaricato innumerevoli volte.
Ultimamente un caro amico mi ha chiamato per dirmi che il file è stato postato su un sito di download, ed è in forma leggibile per i moderni i-pad.
Generalmente, ho raccolto sempre giudizi favorevoli, ed in tanti mi hanno chiesto quando la commedia sarà rappresentata in teatro. Alcune compagnie mi hanno fatto richiesta di poter mettere in scena l’opera, e non ho mai negato a nessuno la possibilità di farlo, a condizione di non stravolgere il copione. Ma a tutt’oggi, Nardino e Teresina non hanno ancora conosciuto le luci della ribalta.
Qualche anno fa, dopo la pubblicazione della commedia in allegato al quotidiano “La grande Provincia”, decisi di distribuire, anziché buttare, il reso – le copie stampate e non vendute – in una forma un po’ particolare: organizzai una bancarella ad una festa di partito, nei pressi del castello, invitando chi volesse ritirare una copia a dare un contributo volontario.
Ad un certo punto della serata cominciarono ad andare e venire dei ragazzi, età del liceo, a ritirare copie in una certa quantità, senza peraltro lasciare alcunché. Lì per lì la cosa mi diede un po’ fastidio, temevo di ritrovare le copie trasformate in aeroplanini di carta…
A fine serata mi incamminai per la villa e, giunto nei pressi della fontana centrale, ebbi la più gradita delle sorprese: quei ragazzi, libretto in mano, stavano rappresentando la commedia.
Mi fermai, in disparte, a guardare. Avrei voluto correre a prendere una telecamera, oggi sicuramente il tutto sarebbe finito su internet girato da un telefonino. La commedia, inscenata in tempo reale, era uno spasso, i ragazzi la interpretavano in maniera molto bella, e si divertivano e ridevano, e di alcune scene facevano pure il bis.
Se un giorno la commedia andrà in teatro, per me sarà la seconda rappresentazione, perché come prima mi piace ricordare quella, come mi piace ricordare, con gioia, la grandissima soddisfazione che provai. Naturalmente, a nessuno di quei ragazzi venne in mente di modificare neppure una virgola.

mercoledì 27 giugno 2012

Michela non ci può credere

Mentre Giuseppe, per rilassarsi, si spara qualche posa inesplosa con la complicità di Angela ...


Fabio e Filippo si stanno chiedendo cosa mai va combinando ...


mentre Michela preferisce non guardare ...


U mìzze prèvete - La genesi parte V

Siamo così giunti al quinto capitolo del racconto sulla nascita dell'opera. A breve vi daremo la data della prima del film! Come sempre, buona lettura!

 
IL TEATRO

Avevo poco più di quattordici anni quando ebbi la fortuna, l’onore e il sommo privilegio di conoscere Giuseppe Brigida, in arte Giuppi, in gioventù attore professionista affermato, che aveva aperto una scuola di teatro, presso il circolo dedicato a Michele Bellucci, in via San Francesco.
Va subito detto che Giuppi ha formato generazioni di artisti, è stato un vero maestro, e tra le sue tantissime qualità va annoverata una grande generosità, che lo portò a creare la scuola senza mai riceverne null’altro in cambio se non la gratitudine di tantissimi allievi (neanche tutti) e dei loro genitori.
Ricordo bene la mia timidezza, e posso affermare che mai avrei pensato di affrontare la ribalta, senza l’incoraggiamento di Giuppi. Preparammo, all’epoca, una commedia, “Mezz’ora di vita”, di Age, ed io interpretavo la parte del dottore che sentenzia la gravità della malattia del nonnino, al quale i nipoti poi si rivolgeranno per avere una parte dell’eredità.
Per il debutto, la recita fu portata al Cinema Teatro ‘Pesante’, al cospetto degli studenti delle scuole medie, di mattina. Ma agli studenti lo spettacolo non interessava, loro erano lì solo perché, così, saltavano una lezione, e scatenarono l’inferno.
Giuppi, dietro le quinte, mi chiamò, mi diede una pacca sulla spalla e disse: “Vai, solo tu li puoi sovrastare, conquista la loro attenzione con la tua voce baritonale”.
Io presi fiato e mi lanciai in scena, e avrei davvero spaccato i timpani, se non mi avesse preceduto il nostro scenografo, che si fiondò letteralmente in scena, e minacciò tutti di farli rientrare in classe. Così loro si calmarono, e noi potemmo continuare in maniera più o meno regolare.
Dopo quella esperienza non ho più recitato in teatro, però gli insegnamenti di Giuppi mi sono rimasti. Tantissime volte ho dovuto affrontare il pubblico, anche migliaia di persone, e ogni volta, prima di cominciare, sentivo il maestro che mi spronava a conquistare l’attenzione del pubblico. Quando ho scritto la commedia, ho impiegato un paio di nottate per trasferire tutti gli appunti, che avevo raccolto in un vecchio quaderno protocollo, in dialoghi teatrali. Poi ho aspettato più di due anni per pubblicare l’opera. Un tempo che ho utilizzato per caratterizzare i personaggi, secondo le linee che mi aveva dettato Brigida in quei pochi mesi.
Ho cambiato molti dialoghi, laddove il ritmo non scorreva, e costretto molte persone, alcune delle quali non ho ringraziato abbastanza, a subire l’angheria di recitare la commedia insieme a me, per verificare che tutto filasse in maniera accettabile, in nome di un rigore e di una serietà che erano principii imprescindibili, secondo l’insegnamento di Giuppi Brigida.
Ma Giuppi raccomandava anche un’altra regola: che tutto venisse fatto con passione e divertimento, perché solo in questo modo si può riuscire.
E da questo punto di vista, non mi sono fatto mancare nulla, nel senso che ho fatto tutto con sentimento, ma mi sono anche divertito parecchio.

lunedì 25 giugno 2012

Un passo alla volta

Matilde ha appena sistemato i capelli di Michela che sembra soddisfatta...


...e il montatore ha appena finito la color correction. Adesso manca l'equalizzazione dell'audio e le musiche di Donato... ci siamo quasi!!!

mercoledì 20 giugno 2012

U mìzze prèvete - La genesi parte IV

Eccoci giunti al quarto appuntamento con il racconto di Matteo. Buona lettura!


LA STORIA

L’idea del mezzo prete prese forma in un periodo e in una situazione molto determinata.
Era la metà degli anni novanta, e mia moglie era ricoverata a San Marco in Lamis, dove ha trascorso un bel pezzo della sua gravidanza.
Io lavoravo a Foggia e San Severo, e a San Marco ci andavo due volte al giorno per visitare mia moglie.
Nel mio viaggio facevo un bel pezzo della Via Sacra Longobardorum, costellata di santuari e luoghi sacri. Peraltro, le visite avvenivano fuori orario, e perciò ero costretto a rimanere fuori stanza per molto tempo, in una saletta dove c’erano una statua della Madonna, un San Michele scolpito in pietra e tanti ex voto.
Spesse volte, arrivando nei pressi delle Matine di San Giovanni, ho pensato che lì una locanda per i pellegrini, che anticamente andavano su e giù per quella via, avrebbe fatto affari; ma in realtà era la mia fame che lo pensava ed io il povero pellegrino.
E tutti questi pensieri, e la Madonna, e il San Michele, e la locanda, e le donne incinta, e i santuari, tutto ad un tratto, si sono messi insieme ascoltando alla radio, in macchina, un commentatore che, riferendosi ad un discorso del Papa, invitava a non essere superstiziosi, perché la superstizione uccide la fede. Era lo spunto definitivo, il fil rouge per unire tutta la trama della commedia: l’eterna lotta tra fede e superstizione, che sovrasta la lotta tra razionale ed irrazionale.
Ho conosciuto tante persone che si professano atei razionali e fanno gli scongiuri ogni volta che devono affrontare una novità, ed i loro precisi canoni scaramantici fanno nascere il dubbio che davvero siano posseduti da qualche demone.
La vera anima di tutta la storia sta in questa lotta, che è anche proverbiale lotta dell’ignoranza, rappresentata dalla superstizione, contro la conoscenza e la verità, per gli uomini di fede rappresentati dal Dio Padre Onnipotente.

martedì 19 giugno 2012

Procedono i lavori

Dopo qualche giorno di pausa forzata, riprendono i lavori! Non siamo molto lontani dal traguardo. Bisogna ancora girare qualche esterna programmata ( 32 secondi mancano all'appello per poter considerare ufficialmente concluse le riprese ). Intanto il montaggio grezzo è concluso ( a meno di 32 secondi, ovviamente ) e apprendiamo con piacere che si sta lavorando alla color correction e all'equalizzazione dell'audio! 
La tensione è palpabile come si può notare da questo scatto che ritrare la concentrazione di Michela.


Ma anche Filippo e Giuseppe non sono da meno.


Adolfo e Fabio, invece, sembrano più rilassati.


Ora però bisogna correre: il film sarà presentato pubblicamente a fine luglio e bisogna essere veloci e precisi.

giovedì 14 giugno 2012

U mìzze prèvete - La genesi parte III

Eccoci di ritorno, dopo una piccola pausa, con  la terza puntata del racconto di Matteo!

 
IL TITOLO

Il mio caro amico Peppino farà un balzo sulla sedia, quando leggerà queste righe. Già, perché il primo titolo della commedia era “A víte jé tríste”, la vita è triste, nel senso di terribile, frase di cui il buon Peppino detiene il copyright.
La vita vera, vissuta, è amara, come dice don Luigi a Teresina nel finale, quando le propone una soluzione al guaiaccio combinato da Nardino. Non vi aspettate dunque, nella vita vera, il lieto fine delle storie, e questa storia, nella sua totale ed estrema finzione, vuole assomigliare più ad una storia vera, per quanto va inserita nel filone delle commedie, e quindi con un finale in cui i problemi si risolvono. Però quel titolo avrebbe portato fuori strada, avrebbe fatto pensare ad una vicenda diversa da quella che in effetti è.
Ai tempi dell’adolescenza, avevo un amico, in comitiva, che era stato mandato per qualche anno in un collegio, perché era troppo triste, nel senso di terribile, con la speranza che intraprendesse gli studi per diventare prete.
Inutile dire che era uscito dal Seminario (così chiamava lui il collegio) per gli stessi motivi per cui c’era stato mandato, e poiché una volta, per vantarsi delle sue birbonate, si lasciò scappare il fatto, si guadagnò il soprannome: u mìzze prèvete.
Un ragazzone di buona famiglia, che aveva un gran successo con le ragazze, generoso nel senso che condivideva con gli amici tutto quello che di materiale possedeva, però rifuggiva dalle responsabilità, come la peste. E ogni volta che si trovava nei guai, si presentava con un suo zio, fratello della madre, poco più grande di lui, a trarlo fuori dall’impiccio o dall’impaccio. Tanto che, nelle discussioni più accese, capitava che qualcuno, perdendo le staffe, si rivolgesse a lui con un offensivo: “Mìzze pre’, stàtte cítte, inútele ca pàrle, fa’ vení a zijànete, c’arraggijunéme” (mezzo prete, stai zitto, è inutile che parli, fai venire tuo zio, che ragioniamo con lui).
Una specie di Nardino ante litteram, dal quale mutuare il titolo della commedia e anche qualche caratteristica del personaggio. Lo zio di quell’amico era un tipetto piccolo e grassottello, sempre sudato, aveva una Fiat 128 verdone con la marmitta bucata che faceva un gran fracasso e, manco a dirlo, si chiamava Luigi.