lunedì 23 luglio 2012

Posto di "blocco"

Ed ecco a voi gente il "tavolo delle meraviglie"


Ecco qui mostrato il fantastico tavolo di lavoro situato in un angolino strategico (lontano dall'occhio vigile della videocamera) con attrezzature varie da lavoro, dove si posiziona il nostro caro regista per poter controllare e gestire al meglio tutte le operazioni durante le riprese. Notiamo diverse carte, nastro adesivo, cassette e batterie di ricambio per la videocamera, l'asta del fonico, la TV e altre cose varie. Attreverso la TV collegata alla videocamera dell'operatore di ripresa, gli è permesso vedere in anteprima le immagini catturate delle varie scene. Vedendole direttamente in TV, riesce a notare ogni piccolo difetto (ovviamente se c'è) e poter dare così di conseguenza indicazioni varie all'operatore. Finora fortunatamente è filato tutto liscio come l'olio...poi sarete voi stessi a giudicare il lavoro svolto!

venerdì 20 luglio 2012

Signore e signori, ‘U mìzze prèvete’!


Il film vincitore di ‘Principi Attivi 2010’ in prima visione il 26 luglio presso la sede della Lega Navale di Manfredonia

 
Sarà presentato in anteprima giovedì 26 luglio 2012 a partire dalle ore 21.00, presso la sede Miramare della Lega Navale, il film ‘U mìzze prèvete’ di Vincenzo Totaro, prodotto dall’associazione EpokTheatre Manfredonia e vincitore del bando ‘Principi Attivi 2010’ nell’ambito di Bollenti Spiriti, il programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili.
Frizzante vetrina di questa première sarà la manifestazione ‘Corto e Cultura nelle mura di Manfredonia’, curata dall’associazione culturale ‘Angeli’, quest’anno giunta alla sua 5a edizione sotto la direzione artistica di Anna Rita Caracciolo.
‘U mìzze prèvete’, tratto dall’omonima commedia scritta da Matteo Borgia, è ambientato a Manfredonia ai tempi del sacco turchesco del 1620.
Nardino (Giuseppe La Torre), Assunta (Pia Castigliego), Teresina (Michela Mastroluca), don Luigi (Tonino Potito), donna Maria (Nunzia Zoccano) e Paoluccio (Flippo Totaro) si ritrovano protagonisti di una piccola storia intessuta nella Storia, e dai loro discorsi, fatti in dialetto manfredoniano, trapelano le fosche tinte di vicende che hanno segnato il volto non soltanto della nostra città, ma di tutto il Mediterraneo.
In questo modo il film si connota come operazione di recupero della memoria anche dal punto di vista linguistico.
“La mia è semplicemente una testimonianza -spiega l’autore Matteo Borgia-, una ‘fotografia’ del dialetto nel momento in cui io l’ho appreso, così in futuro si saprà che alla fine del secondo millennio, dalle nostre parti, si parlava in questo modo”.
E la ‘fotografia’ fissa anche una Manfredonia giovane, intraprendente, creativa, attiva: ‘U mìzze prèvete’, infatti, nelle diverse fasi di attuazione ha coinvolto numerose professionalità del territorio, dagli attori agli operatori di ripresa, dai sarti agli scenografi, dai falegnami alle sarte e alle truccatrici, fino ai giovani musicisti, tra cui Donato Raele, che ha saputo sapientemente intrecciare la partitura filmica con una partitura musicale originale.
“Questo progetto nasce dal desiderio di dare nuova linfa alle radici culturali della nostra città –dichiara il regista Vincenzo Totaro-, di evidenziarne la profonda valenza antropologica e, mediante il racconto cinematografico, di realizzare un prodotto artisticamente riconoscibile anche al di fuori del territorio di Manfredonia”.

sabato 7 luglio 2012

U mìzze prèvete - La genesi - parte VII


 Mentre fervono i preparativi per la prima del film che si terrà Giovedì 26 Luglio alla lega navale, vi proproniamo l'ultimo episodio del nostro racconto. Buona lettura!
 
IL FILM

Erano i primi giorni di primavera del 2010, ed ero a cena con Teresa La Scala ed Antonio Universi. Qualche settimana prima avevo distribuito, a loro e ad altri amici conosciuti quell’anno, le ultime copie della commedia.
“Matteo, che ne pensi – mi disse Teresa con il suo impagabile sorriso – se ne facciamo un film?”. “Un film?, non mi sembra – rispondo io meravigliato – che la storia sia adatta ad un film, è stata pensata per il teatro”.
“Non un film normale – mi fa Antonio –, stiamo parlando di un film senza scene, hai presente Dogville?”.
È stato difficile per un cinefilo da videoteca come me, ammettere che no, Dogville, non l’avevo visto.
“Non ti preoccupare – mi fa Antonio – ti presto il DVD, così te ne fai un’idea”.
Poi ho capito: il film di Lars von Trier non è propriamente il film che Gino, il mio videotecario, prende per i suoi clienti, anzi, malgrado il cast di richiamo, quel film è stato classificato come “chiangóne” (grossa pietra pesante, dal vocabolario della lingua sipontina).

Però di Antonio e Teresa ho una fiducia spropositata, e così ci penso su un paio di giorni, forse una settimana, e spedisco a Teresa la copia in formato elettronico del lavoro, dando la mia disponibilità a seguire il progetto di cui, nel frattempo, i due mi avevano messo al corrente, e contribuendo, credo anche in maniera significativa, alla stesura degli elaborati progettuali allegati al bando regionale “Bollenti Spiriti”.
Considerato il numero elevato di partecipanti al bando e i pochissimi progetti approvati a Manfredonia e in provincia di Foggia, mi sarei aspettato un’accoglienza diversa da parte delle Istituzioni cittadine, atteso che il progetto ha, come fine ultimo, proprio la creazione di una memoria della lingua sipontina parlata.
Così non è stato ma ci sarà tempo, forse dopo l’uscita del film, per rimediare…
All’inizio confesso che ero un po’ scettico circa il risultato finale; sicuramente ero molto curioso ed animato dal legittimo e naturale orgoglio di vedere realizzata un’opera concepita nella mia mente. Poi sono stato travolto dall’entusiasmo dei ragazzi, e mi sono lanciato in questa avventura con convinzione, collaborando alla ricerca di possibili location, ed anche mettendo in campo possibili soluzioni operative, avvantaggiato dal fatto che io, nella mia testa, il film lo avevo visto e rivisto tante e tante volte.
Purtroppo la mia collaborazione non è andata molto oltre, per una serie di circostanze personali che mi hanno allontanato da Manfredonia: prima il trasloco a Foggia e, dopo poche settimane, la perdita di mia madre, che è stata un po’ come recidere il cordone ombelicale che avevo con la mia città. Devo al regista, Vincenzo Totaro, ed alle sue lunghe e appassionate telefonate, il fatto di essere rimasto connesso al progetto, prima rendendomi partecipe della sceneggiatura, poi informandomi dell’avanzamento dell’opera cinematografica.
Devo dire che, dal primo momento, ho approvato tutte le scelte fatte da Vincenzo e dal suo team, sia per i collaboratori, sia per il cast degli attori.
Considerate tutte le peripezie per arrivare al primo ciak, ritengo che i ragazzi abbiano fatto tutti una specie di miracolo.
Adesso, naturalmente, non vedo l’ora di poter guardare, spero in anteprima, il film montato e finito. Se prima ero curioso, adesso sono curiosissimo di vedere quanto assomiglierà al film che ho immaginato, e alla rappresentazione fatta dai ragazzi in villa, cosa avrà guadagnato e cosa avrà perduto nella trasposizione cinematografica, che non deve essere uguale, come non è mai uguale, al libro scritto.
Ma sono certo che, comunque vada, sarà un capolavoro.