Ecco qualche scatto rubato sul set!
giovedì 2 agosto 2012
La scena del forcone
Da un primo e sommario sondaggio sul pubblico, è venuto fuori che in molti hanno apprezzato ( e ricordavano vividamente anche dopo la visione del film ) la scena del forcone; una scena non presente in sceneggiatura ma pensata e realizzata dai due Antonio ( Universi e Del Nobile ). Eccoci nell'atto creativo immortalato tempestivamente da Angela: Antonio l'ha appena pensata e la sta spiegando agli attori.
mercoledì 1 agosto 2012
Un brindisi e cinque dispersi
Mentre Vito Cavasino brinda solitario al successo della serata, alcuni membri del cast scompaiono misteriosamente dalla foto di gruppo ( a parte due assenti giustificatissimi, altri cinque membri del cast erano presenti quella sera, ma non compaiono nello scatto ). Ancora una volta, come già era successo durante la lavorazione del film, non si riesce a scattare una fotografia con l'intero cast. La potremmo definire la "maledizione della foto di gruppo".
Un mezzo prete e un pieno successo
Con i complimenti dell’attore Gerardo
Placido
Oggi c’è una bella storia
da raccontare su Manfredonia, una storia di giovani e creatività, di arte e
sinergie produttive, di cinema e amore per la propria terra. Una storia
intitolata ‘U mìzze prèvete’.
Tratto dall’omonima
commedia di Matteo Borgia, diretto
da Vincenzo Totaro e realizzato
dall’associazione Epok Theatre
nell’ambito dell’iniziativa regionale ‘Bollenti Spiriti, il film è un “distillato di ‘sipontinità’”, come ha
sottolineato il vicesindaco Matteo
Palumbo, intervenuto insieme all’assessore Antonio Angelillis all’anteprima, svoltasi lo scorso giovedì 26
luglio presso la sede Miramare della Lega Navale di Manfredonia.
Occasione propizia è
stata la serata iniziale della manifestazione ‘Corto e Cultura nella mura di Manfredonia’, organizzata
dall’associazione ‘Angeli’ e giunta,
quest’anno, alla sua 5a edizione.
“Ho fortemente voluto ‘U mìzze prèvete’ ad aprire la nostra tre giorni
dedicata al cinema –ha dichiarato Anna
Rita Caracciolo, ideatrice e direttrice artistica dell’evento-, perché realizza appieno lo spirito della
sezione D.O.C.S., ossia opere Di Origine Controllata Sipontina. Una vetrina sul
nostro territorio e un gran bel film”.
Giudizio confermato anche
dall’attore Gerardo Placido,
presidente della giuria tecnica per la sezione ‘Cortometraggi’, che non ha
lesinato complimenti sulle modalità con cui l’opera è stata diretta e
interpretata.
Realizzato interamente a
Manfredonia da maestranze sipontine, a partire dal regista agli attori, dai
fotografi di scena agli aiutanti alla regia, dai tecnici audio agli operatori
di ripresa, passando per sarte, falegnami, truccatrici, fino a giornalisti e
segretarie di edizione, ‘U mìzze prèvete’
racconta quanto di buono c’è nella nostra città in termini di impegno,
operosità e spirito di collaborazione. E Manfredonia si rivela, così, capace di
mettere in circolo energie positive, mentre si racconta attraverso il mezzo
cinematografico, strizzando l’occhio a quel passato che, sedimentato in usi e
tradizioni, in sapere popolare e modi di dire, ci rende manfredoniani del XXI
secolo.
Una città che si sa
raccontare, ma si sa anche ascoltare: numerosissimo, infatti, il pubblico che
ha seguito quest’anteprima applaudendo, ridendo e commuovendosi, un vero
spettacolo dentro lo spettacolo.
Manfredonia, dunque,
attrice e allo stesso tempo spettatrice di uno spettacolo legato al proprio
vissuto: perché se le storie sono lontane nel tempo, diventano vicine nei
racconti di chi le ha tramandate, trascritte o rivisitate, consolidando il
sentimento di appartenenza a questa terra.
Perché, come diceva il
grande compositore Gustav Mahler, “tradizione
non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco”.
lunedì 23 luglio 2012
Posto di "blocco"
Ed ecco a voi gente il "tavolo delle meraviglie"
Ecco qui mostrato il fantastico tavolo di lavoro situato in un angolino strategico (lontano dall'occhio vigile della videocamera) con attrezzature varie da lavoro, dove si posiziona il nostro caro regista per poter controllare e gestire al meglio tutte le operazioni durante le riprese. Notiamo diverse carte, nastro adesivo, cassette e batterie di ricambio per la videocamera, l'asta del fonico, la TV e altre cose varie. Attreverso la TV collegata alla videocamera dell'operatore di ripresa, gli è permesso vedere in anteprima le immagini catturate delle varie scene. Vedendole direttamente in TV, riesce a notare ogni piccolo difetto (ovviamente se c'è) e poter dare così di conseguenza indicazioni varie all'operatore. Finora fortunatamente è filato tutto liscio come l'olio...poi sarete voi stessi a giudicare il lavoro svolto!
venerdì 20 luglio 2012
Signore e signori, ‘U mìzze prèvete’!
Il film vincitore di ‘Principi Attivi 2010’ in prima visione il 26
luglio presso la sede della Lega Navale di Manfredonia
Sarà presentato in
anteprima giovedì 26 luglio 2012 a partire dalle ore 21.00, presso la sede Miramare
della Lega Navale, il film ‘U
mìzze prèvete’ di Vincenzo
Totaro, prodotto dall’associazione EpokTheatre
Manfredonia e vincitore del bando ‘Principi Attivi 2010’ nell’ambito di Bollenti
Spiriti, il programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili.
Frizzante vetrina di questa première sarà la manifestazione ‘Corto e Cultura nelle mura di Manfredonia’,
curata dall’associazione culturale ‘Angeli’, quest’anno giunta alla sua 5a
edizione sotto la direzione artistica di Anna
Rita Caracciolo.
‘U mìzze prèvete’, tratto dall’omonima
commedia scritta da Matteo Borgia, è
ambientato a Manfredonia ai tempi del sacco turchesco del 1620.
Nardino (Giuseppe La Torre), Assunta (Pia Castigliego), Teresina (Michela Mastroluca), don Luigi (Tonino Potito), donna Maria (Nunzia Zoccano) e Paoluccio (Flippo
Totaro) si ritrovano protagonisti di una piccola storia intessuta nella
Storia, e dai loro discorsi, fatti in dialetto manfredoniano, trapelano le
fosche tinte di vicende che hanno segnato il volto non soltanto della nostra
città, ma di tutto il Mediterraneo.
In questo modo il
film si connota come operazione di recupero della memoria anche dal punto di
vista linguistico.
“La mia è semplicemente una testimonianza -spiega l’autore Matteo
Borgia-, una ‘fotografia’ del dialetto
nel momento in cui io l’ho appreso, così in futuro si saprà che alla fine del
secondo millennio, dalle nostre parti, si parlava in questo modo”.
E la ‘fotografia’ fissa anche una
Manfredonia giovane, intraprendente, creativa, attiva: ‘U mìzze prèvete’, infatti, nelle
diverse fasi di attuazione ha coinvolto numerose professionalità del
territorio, dagli attori agli operatori di ripresa, dai sarti agli scenografi,
dai falegnami alle sarte e alle truccatrici, fino ai giovani musicisti, tra cui
Donato Raele, che ha saputo sapientemente
intrecciare la partitura filmica con una partitura musicale originale.
“Questo progetto nasce dal desiderio di dare
nuova linfa alle radici culturali della nostra città –dichiara il regista
Vincenzo Totaro-, di evidenziarne la
profonda valenza antropologica e, mediante il racconto cinematografico, di
realizzare un prodotto artisticamente riconoscibile anche al di fuori del
territorio di Manfredonia”.
sabato 7 luglio 2012
U mìzze prèvete - La genesi - parte VII
Mentre fervono i preparativi per la prima del film che si terrà
Giovedì 26 Luglio alla lega navale, vi proproniamo l'ultimo episodio del
nostro racconto. Buona lettura!
IL FILM
Erano i primi giorni di primavera del 2010, ed ero a cena
con Teresa La Scala ed Antonio Universi. Qualche settimana prima avevo
distribuito, a loro e ad altri amici conosciuti quell’anno, le ultime copie
della commedia.
“Matteo, che ne pensi – mi disse Teresa con il suo
impagabile sorriso – se ne facciamo un film?”. “Un film?, non mi sembra –
rispondo io meravigliato – che la storia sia adatta ad un film, è stata pensata
per il teatro”.
“Non un film normale – mi fa Antonio –, stiamo parlando di
un film senza scene, hai presente Dogville?”.
È stato difficile per un cinefilo da videoteca come me,
ammettere che no, Dogville, non l’avevo visto.
“Non ti preoccupare – mi fa Antonio – ti presto il DVD, così
te ne fai un’idea”.
Poi ho capito: il film di Lars von Trier non è propriamente
il film che Gino, il mio videotecario, prende per i suoi clienti, anzi,
malgrado il cast di richiamo, quel film è stato classificato come “chiangóne”
(grossa pietra pesante, dal vocabolario della lingua sipontina).
Però di Antonio e Teresa ho una fiducia spropositata, e così
ci penso su un paio di giorni, forse una settimana, e spedisco a Teresa la
copia in formato elettronico del lavoro, dando la mia disponibilità a seguire
il progetto di cui, nel frattempo, i due mi avevano messo al corrente, e contribuendo,
credo anche in maniera significativa, alla stesura degli elaborati progettuali
allegati al bando regionale “Bollenti Spiriti”.
Considerato il numero elevato di partecipanti al bando e i
pochissimi progetti approvati a Manfredonia e in provincia di Foggia, mi sarei
aspettato un’accoglienza diversa da parte delle Istituzioni cittadine, atteso
che il progetto ha, come fine ultimo, proprio la creazione di una memoria della
lingua sipontina parlata.
Così non è stato ma ci sarà tempo, forse dopo l’uscita del
film, per rimediare…
All’inizio confesso che ero un po’ scettico circa il
risultato finale; sicuramente ero molto curioso ed animato dal legittimo e
naturale orgoglio di vedere realizzata un’opera concepita nella mia mente. Poi
sono stato travolto dall’entusiasmo dei ragazzi, e mi sono lanciato in questa
avventura con convinzione, collaborando alla ricerca di possibili location, ed
anche mettendo in campo possibili soluzioni operative, avvantaggiato dal fatto
che io, nella mia testa, il film lo avevo visto e rivisto tante e tante volte.
Purtroppo la mia collaborazione non è andata molto oltre,
per una serie di circostanze personali che mi hanno allontanato da Manfredonia:
prima il trasloco a Foggia e, dopo poche settimane, la perdita di mia madre,
che è stata un po’ come recidere il cordone ombelicale che avevo con la mia
città. Devo al regista, Vincenzo Totaro, ed alle sue lunghe e appassionate
telefonate, il fatto di essere rimasto connesso al progetto, prima rendendomi
partecipe della sceneggiatura, poi informandomi dell’avanzamento dell’opera
cinematografica.
Devo dire che, dal primo momento, ho approvato tutte le
scelte fatte da Vincenzo e dal suo team, sia per i collaboratori, sia per il
cast degli attori.
Considerate tutte le peripezie per arrivare al primo ciak,
ritengo che i ragazzi abbiano fatto tutti una specie di miracolo.
Adesso, naturalmente, non vedo l’ora di poter guardare,
spero in anteprima, il film montato e finito. Se prima ero curioso, adesso sono
curiosissimo di vedere quanto assomiglierà al film che ho immaginato, e alla
rappresentazione fatta dai ragazzi in villa, cosa avrà guadagnato e cosa avrà
perduto nella trasposizione cinematografica, che non deve essere uguale, come
non è mai uguale, al libro scritto.
Ma sono certo che, comunque vada, sarà un capolavoro.
venerdì 29 giugno 2012
U mìzze prèvete - La genesi parte VI
Siamo giunti al sesto appuntamento! Pensavamo che l'opera non fosse mai stata rappresentata, e invece ...
LA PRIMA RAPPRESENTAZIONE
Moltissime persone hanno letto la commedia “U mìzze
prèvete”. Ne sono state distribuite qualche migliaio di copie in cartaceo, e su
internet il file è stato scaricato innumerevoli volte.
Ultimamente un caro amico mi ha chiamato per dirmi che il
file è stato postato su un sito di download, ed è in forma leggibile per i
moderni i-pad.
Generalmente, ho raccolto sempre giudizi favorevoli, ed in
tanti mi hanno chiesto quando la commedia sarà rappresentata in teatro. Alcune
compagnie mi hanno fatto richiesta di poter mettere in scena l’opera, e non ho
mai negato a nessuno la possibilità di farlo, a condizione di non stravolgere
il copione. Ma a tutt’oggi, Nardino e Teresina non hanno ancora conosciuto le
luci della ribalta.
Qualche anno fa, dopo la pubblicazione della commedia in
allegato al quotidiano “La grande Provincia”, decisi di distribuire, anziché
buttare, il reso – le copie stampate e non vendute – in una forma un po’
particolare: organizzai una bancarella ad una festa di partito, nei pressi del
castello, invitando chi volesse ritirare una copia a dare un contributo
volontario.
Ad un certo punto della serata cominciarono ad andare e
venire dei ragazzi, età del liceo, a ritirare copie in una certa quantità,
senza peraltro lasciare alcunché. Lì per lì la cosa mi diede un po’ fastidio,
temevo di ritrovare le copie trasformate in aeroplanini di carta…
A fine serata mi incamminai per la villa e, giunto nei
pressi della fontana centrale, ebbi la più gradita delle sorprese: quei
ragazzi, libretto in mano, stavano rappresentando la commedia.
Mi fermai, in disparte, a guardare. Avrei voluto correre a
prendere una telecamera, oggi sicuramente il tutto sarebbe finito su internet
girato da un telefonino. La commedia, inscenata in tempo reale, era uno spasso,
i ragazzi la interpretavano in maniera molto bella, e si divertivano e
ridevano, e di alcune scene facevano pure il bis.
Se un giorno la commedia andrà in teatro, per me sarà la
seconda rappresentazione, perché come prima mi piace ricordare quella, come mi
piace ricordare, con gioia, la grandissima soddisfazione che provai.
Naturalmente, a nessuno di quei ragazzi venne in mente di modificare neppure
una virgola.
mercoledì 27 giugno 2012
Michela non ci può credere
Mentre Giuseppe, per rilassarsi, si spara qualche posa inesplosa con la complicità di Angela ...
Fabio e Filippo si stanno chiedendo cosa mai va combinando ...
mentre Michela preferisce non guardare ...
Fabio e Filippo si stanno chiedendo cosa mai va combinando ...
mentre Michela preferisce non guardare ...
U mìzze prèvete - La genesi parte V
Siamo così giunti al quinto capitolo del racconto sulla nascita dell'opera. A breve vi daremo la data della prima del film! Come sempre, buona lettura!
IL TEATRO
Avevo poco più di quattordici anni quando ebbi la fortuna,
l’onore e il sommo privilegio di conoscere Giuseppe Brigida, in arte Giuppi, in
gioventù attore professionista affermato, che aveva aperto una scuola di
teatro, presso il circolo dedicato a Michele Bellucci, in via San Francesco.
Va subito detto che Giuppi ha formato generazioni di
artisti, è stato un vero maestro, e tra le sue tantissime qualità va annoverata
una grande generosità, che lo portò a creare la scuola senza mai riceverne
null’altro in cambio se non la gratitudine di tantissimi allievi (neanche
tutti) e dei loro genitori.
Ricordo bene la mia timidezza, e posso affermare che mai
avrei pensato di affrontare la ribalta, senza l’incoraggiamento di Giuppi.
Preparammo, all’epoca, una commedia, “Mezz’ora di vita”, di Age, ed io
interpretavo la parte del dottore che sentenzia la gravità della malattia del
nonnino, al quale i nipoti poi si rivolgeranno per avere una parte
dell’eredità.
Per il debutto, la recita fu portata al Cinema Teatro ‘Pesante’,
al cospetto degli studenti delle scuole medie, di mattina. Ma agli studenti lo
spettacolo non interessava, loro erano lì solo perché, così, saltavano una
lezione, e scatenarono l’inferno.
Giuppi, dietro le quinte, mi chiamò, mi diede una pacca
sulla spalla e disse: “Vai, solo tu li puoi sovrastare, conquista la loro
attenzione con la tua voce baritonale”.
Io presi fiato e mi lanciai in scena, e avrei davvero
spaccato i timpani, se non mi avesse preceduto il nostro scenografo, che si
fiondò letteralmente in scena, e minacciò tutti di farli rientrare in classe.
Così loro si calmarono, e noi potemmo continuare in maniera più o meno
regolare.
Dopo quella esperienza non ho più recitato in teatro, però
gli insegnamenti di Giuppi mi sono rimasti. Tantissime volte ho dovuto
affrontare il pubblico, anche migliaia di persone, e ogni volta, prima di
cominciare, sentivo il maestro che mi spronava a conquistare l’attenzione del
pubblico. Quando ho scritto la commedia, ho impiegato un paio di nottate per
trasferire tutti gli appunti, che avevo raccolto in un vecchio quaderno
protocollo, in dialoghi teatrali. Poi ho aspettato più di due anni per
pubblicare l’opera. Un tempo che ho utilizzato per caratterizzare i personaggi,
secondo le linee che mi aveva dettato Brigida in quei pochi mesi.
Ho cambiato molti dialoghi, laddove il ritmo non scorreva, e
costretto molte persone, alcune delle quali non ho ringraziato abbastanza, a
subire l’angheria di recitare la commedia insieme a me, per verificare che
tutto filasse in maniera accettabile, in nome di un rigore e di una serietà che
erano principii imprescindibili, secondo l’insegnamento di Giuppi Brigida.
Ma Giuppi raccomandava anche un’altra regola: che tutto
venisse fatto con passione e divertimento, perché solo in questo modo si può
riuscire.
E da questo punto di vista, non mi sono fatto mancare nulla,
nel senso che ho fatto tutto con sentimento, ma mi sono anche divertito parecchio.
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